Bentornato a casa nonno

Ha combattuto il virus e ha vinto lui !!… Siii… Dopo 28 lunghi giorni d’inferno, torna a casa mio suocero (81 anni) che per me è come un padre e io per lui come una figlia.
Grazie alla sua immensa forza, grazie ai medici straordinari e a tutto il personale medico e grazie alla tanta fede che senza di quella non so come avremmo affrontato tutto, fino adesso… GRANDE NONNO!

BENTORNATO A CASA CON NOI!!! ❤️

  • : Italia
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Episodio V: Mentiras

Los que ya tenemos más de 25 años en cada pata conocemos un megahit de nuestra época moza que decía algo más o menos así: Ahora que vamos despacio, vamos a contar mentiras, tralará, vamos a contar mentiras, tralará. Por el mar corren las liebres, por el monte las sardinas, tralará por el monte las sardinas…

Recuerdo que era el tipo de canciones que se cantaban en los autocares, cuando nos llevaban de excursión, junto con otro gran clásico irrepetible, el del elefante que se columpiaba sobre una tela de la araña. Los conductores de autocar de aquella época eran unos putos héroes…

Con unos mensajes tan marcados desde la tierna infancia, hubo toda una generación que creció entre mentiras. Bueno, varias generaciones, realmente. Nos hicimos mayores entre mentiras blancas, mentiras grises y mentiras negras. Pero todo eran mentiras, al fin y al cabo.

No voy a ser yo el que lleve el estandarte de la verdad a nuestra civilización medieval. Me gusta inventar historias, mezclarlas con mi realidad, con mi otra realidad distópica y aderezarlo todo con frutitas de la pasión. Así que, técnicamente, algunas veces miento, aunque sea parcialmente, en algunas de mis sabias disertaciones contemporáneas. Pero lo hago siempre bajo la firme creencia que mi “invención” no puede dañar mortalmente a nadie, ni crear desazón en su atormentada mente. Y como dijo el grandísimo Calderón de la Barca, y aquí voy a meter una cuña de publicidad encubierta, “nada es verdad, nada es mentira, todo es según el color, del cristal de Nutopía”.

¿Por qué os estoy metiendo todo este rollo? Estamos ociosos en casa. Muy ociosos. Muy en casa. Sucios. No podemos evitar estar pendientes del Covid-19 y de todo el circo que nos están montando algunos políticos y algunos periodistas. Y además hay malas personas moviendo fake news, que significa putas mentiras, en las redes sociales. Noticias que asustan a la gente, sobre todo a nuestros mayores. Noticias que la gente mayor asustada comparte con su gente. Mierdas que, al final, acaban llenando mi móvil, mis redes sociales…

Así que hoy os voy a pedir un favor. Evidentemente podéis pasar de mi cara, eh? Consideradlo un consejo de vuestro Arguiñano de la psicología. Este es el favor… Independientemente de vuestro color político (puedo presumir de colegas de casi todos los colores), vuestras creencias éticas o religiosas, vuestro color de piel (idem a lo que dije del color político), o vuestra orientación sexual (los que la tengáis), por favor, por favor, por favor, no hagáis el “subnormal” publicando mentiras escritas por hijos de puta. Me gustaría guardar un buen recuerdo vuestro. Y cada vez que colgáis alguna mierda que lo único que hace es incitar al odio en tiempos tan complicados, siento una tristeza en el alma. Ya sé que os da igual si estoy triste o no. Pero a mí la tristeza me quita el hambre. Y si no como, no puedo beber cerveza…

Lamento si hoy no estoy a la altura de mi “graciosismo” habitual. Recibo constantemente cosas por Whatsapp (tengo a mi madre en varios grupos, así que os podéis hacer una idea de la magnitud de la tragedia). Fotos, memes, videos, que me hacen recordar porqué soy tan fan del asteroide. Y la verdad es que, aunque no lo voy a reconocer nunca públicamente, un impacto a gran escala de un meteorito gigante no me viene muy bien ahora. Contadme cosas, anda. Buenas, regulares o malas. Pero que sean vuestra cosas…

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amata, poco apprezzata normalità

Caro 2020,

pensavo che una lettera al nuovo anno bastasse, ma gli eventi di questi primi tuoi mesi, hanno cambiato le mie abitudini, e dunque mi ritrovo qui a riscriverti. Questa volta, però, non posso elencarti i miei buoni propositi, al contrario li vedo frantumati lì in qualche angolo della mia mente. L’Italia, la mia patria, si è letteralmente fermata, e vive in una bolla di sapone. Nessuno può conoscere con certezza il nostro destino, nessuno sa quando, se, come, la nostra amata terra potrà tornare a vederci correre da una parte all’altra, magari in ritardo per qualche evento, potrà garantire il regolare diritto all’istruzione, potrà garantire ai nonni di abbracciare i propri nipotini, potrà garantire agli innamorati di tornare a dimostrarsi quell’affetto che in questi giorni aleggia solo sui balconi di tutti gli Italiani. Si, mai, come in questo momento, ci siamo dimostrati tanto affetto, tanta vicinanza, tanto sostegno, tanta voglia di farcela tutti insieme, uniti ma distanti. Ci sentiamo rinchiusi in una campana, con le solite poche cose da fare in casa. Restiamo con la nostra famiglia, e riscopriamo momenti che non avremmo immaginato. Ci rendiamo conto, però anche di quanto gli abbracci ci cambino la vita, proprio ora che ci sono stati vietati. Eh sì, il famoso detto “ti accorgi delle cose che hai, solo quando le perdi” è così vero in momenti del genere. Abbiamo perso la possibilità di abbracciare, baciare la gente che più abbiamo a cuore, e ormai solo attraverso uno schermo possiamo interagire con le persone che amiamo. I nonni, li sentiamo al telefono, chiediamo loro come passano le loro giornate in balia della noia, e chiediamo a noi stessi quando potremmo tornare a condividere con loro un pasto caldo, o una serata in loro compagnia e il tepore della loro casa, che ci riempie il cuore. Proprio con loro, con cui il tempo è sempre limitato, determinato, ineffabile. Se solo avessimo la certezza che dopo questa crisi, li riabbracceremo forte senza lasciarli mai più, allora forse ci metteremmo l’anima in pace, e ci accontenteremmo di una videochiamata, di un loro saluto, e di un “ti voglio bene” sentito male al telefono a causa della scarsa connessione di questi giorni. Ma non abbiamo certezza di nulla. L’unico dovere che abbiamo nei confronti dei nostri nonni, dei nostri cari, della nostra patria è quello di rimanere nelle nostre case. A volte mi accorgo di passare molto tempo a pensare a come trascorrere il tempo, a come renderlo utile, a come dare senso a questi giorni monotoni e pieni di notizie poco rassicuranti. Tuttavia, ho il modo, come molti, di pensare alla mia vita, a quella della mia famiglia, al mio futuro troppo vicino, ma soprattutto troppo incerto. Penso alle decisioni che ho preso, e che dovrò presto prendere. In questa situazione la vita di noi giovani è bloccata non solo dal punto di vista scolastico, ma anche sociale. Le decisioni che caratterizzano il nostro futuro le prendiamo proprio in questi anni della nostra vita. Il liceo, l’università, le nostre amicizie, i nostri amori. Questo periodo, magari per alcuni è fondamentale. E’ come una pausa dal mondo, per riflettere sul futuro che desideriamo, sul futuro che dobbiamo creare con le nostre mani, impariamo ad essere artefici del nostro destino. Ebbene, giovani o adulti, abbiate il coraggio di affrontare quella che è la vostra vita, analizzatela, ed eliminate tutto ciò che vi rende infelici. Credo che alla fine di questo periodo ci sarà chi lascerà il lavoro, perché non era quello che voleva, chi allontanerà qualcuno dalla propria vita, perché la lontananza gli ha fatto capire che la sua presenza non era fondamentale, o magari chi grazie alla lontananza avrà finalmente capito di chi ha bisogno nella sua vita. Perciò non è da sottovalutare che qualcuno, alla fine di questo periodo non voglia tornare alla sua vita precedente. Una certezza ce l’ho, anche se non so quando accadrà, magari in autunno o chi lo sa, in inverno. Quello che so è che torneremo a brulicare in città, a riempire quei tavoli, ad annusare quei fiori, a guardarci negli occhi raccontandoci storie spesso leggere e di poca importanza. Torneremo a stringerci la mano. Torneremo magari più maturi, magari più disillusi, magari iniziando ad apprezzare quelle piccole cose che finora abbiamo dato per scontato, ma che oggi, così lontane, ci sembrano essere l’essenza della nostra vita, la nostra normalità. Attendo con ansia di poter nuovamente vivere di quei colori, di quei profumi, di quel calore umano che c’è la fuori.

  • : Tiggiano(LE) Puglia, Italia
  • : Tiggiano
  • : 17
  • : studentessa

Diario de una cuarentena IV

Jugar a las tarjetas con mis hijas se está convirtiendo más que en una diversión, en un experimento sociológico sobre brecha generacional e influencia cultural de los dispositivos electrónicos. El juego está bien, es entretenido. Pero lo fastuoso no es eso. Lo que lo hará inolvidable y digno de recordar en mi lecho de muerte son las respuestas de mi hija mayor (con cariño, cielo). Sin duda, cuando esté dando los últimos estertores con un tubo en la boca y decenas de sensores sobre mi piel y me esté meando de risa es que habré llegado, en el vertiginoso paso de mi vida ante mis ojos, a las respuestas de mi hija. Y seguramente estaré dándole a la moviola.

Escena primera.

La compañera de juego en el turno de la mímica —su madre—, adopta con las manos una postura de triángulo sobre la cabeza.

Respuesta de mi hija: HOLOCÓPTERO.

Yo me moría. No es que haya confundido la palabra con helicóptero. Que no tenía que ver con lo representado por su madre, es una palabra genuina fruto de…; no sé de qué es fruto. A mí me ha parecido brillante. Un palabro muy bonito, cariño.

Escena segunda.

En esta, mi hija mayor trata de definir la palabra de la tarjeta para que la adivine su compañera, madre en coincidencia.

Palabra: Ku Klux Klán

Definición: Es algo de la cocina.

Me he desgarrado el estómago. Ahora se me caerán los alimentos.

Escena tercera.

Misma explicación.

Palabra: La Gioconda

Definición: Yo creo que es una serpiente.

Han venido los de urgencias.

Me iré al otro mundo con una gran sonrisa en la boca. Gracias, princesa.

  • : Jaén
  • : Jaén
  • : 53
  • : Ingeniero

L’immaginazione e il ricordo

Beep, beep, beep.

E’ il suono della sveglia. Gli occhi restano chiusi, mentre la mano cerca alla cieca il telefono per spegnerla con un gesto quasi automatico.

Automatico. I pensieri sono ancora annebbiati, ma questa parola ‘automatico’,  si è fermata li, in mezzo alla nebbia e sembra intenzionata a restare li per un bel pò di tempo.

Mi alzo, vado in bagno a sciacquarmi il viso. Vado in cucina e  preparo un caffè, e mentre la caffettiera (se dico moka, giù da me mi scomunicano) è sui fornelli, accendo il PC per vedere le mail e il lavoro che mi aspetta per la giornata.

Automatico. E’ tutto cosi dannatamente automatico. Ogni giorno, quarantena o meno, i gesti che ripeto sono sempre gli stessi. Per fortuna cambia lo stato d’animo con cui li vivo.

E allora capisco, riesco a farmi spazio tra la nebbia, e raggiungere quella parola nella nebbia. La guardo, la osservo. E magicamente sparisce. In effetti ciò che questi giorni mi hanno restituito non è tanto (o almeno, non solo) il tempo in sè o la consapevolezza dell’importanza della libertà.

No, per me la cosa più importante è stata la consapevolezza che il tempo, il significato del tempo, dipende da noi e da come lo viviamo.

In una società che ci vuole sempre più automatizzati, possiamo decidere noi come vivere ciascun momento. E’ vero, non possiamo da un giorno all’altro cambiare le dinamiche sociali. Ma sul modo in cui decidiamo di vivere, di ribellarci e spezzare le catene dell’anima, nessuno può venire a chiederci conto.

Ci sono due strumenti potentissimi, per superare l’automaticità delle nostre vite. E sono l’immaginazione ed il ricordo.

E il posto migliore per coltivarli non è un posto, ma, caso vuole, un tempo. E’ il tramonto, e della buona musica in sottofondo.

Perchè se l’automaticità della vita è razionale, l’immaginazione, il ricordo, la musica, sono irrazionali. Rompono gli schemi. Immaginare per costruire. Ricordare per emozionarsi. Davanti a un tramonto la malinconia mi pervade. Ricordo le corse per le strade del mio paese quando ero piccolo. Le cazzate fatte con gli amici d’estate. Immagino mondi nuovi, immagino che vorrò sempre emozionarmi davanti un sole che tramonta.

Questo è ciò che questi giorni strani mi hanno regalato.

E ora sono qui. Non so se sto scrivendo davvero. Non so se lo sto immaginando o lo sto ricordando.

Tutto può essere, perchè sono sul balcone, al tramonto, mentre ascolto l’assolo di chitarra di Eric Clapton in Layla.

Beep beep beep.

  • : Troia (FG)
  • : Bologna
  • : 30
  • : Ingegnere

Emosido confinado: Idiotas

Ayer pensaba que era jueves. Y era viernes. Hoy pienso que es sábado. Y es sábado. Mi mente está viajando en el espacio-tiempo, bordeando la estrecha linea que separa la cordura de la locura. Y la culpa no puedo echársela al confinamiento. Yo ya era así antes…

Estos días, cuando salgo a pasear a mis perros con guantes de látex y máscara de protección entiendo la desazón de Batman. El martes, o el miércoles, o tal vez era el jueves verdadero, presencié como la Guardia Urbana de Barcelona leía sus derechos a una pareja de runners que corrían detrás de sus cerebros por el parque de Les Glories. Pasé por detrás de la moto, señor Wayne – me dijo uno de los policias.

No voy a entrar si la medida es oportuna o inoportuna. Si sirve de algo o no sirve de nada. Si es exagerada o no. No soy virólogo, ni politono de los 90, ni runner. Pero si te están diciendo a todas horas que NO hagas ciertas cosas, y las haces, pues pasan estas cosas desagradables. Escuché algo de multa de 3.000 euros más 1.500 extra por no sé qué. Cuidado! Que igual yo diciendo que eran runner y realmente eran traficantes, eh?. Pero vaya… Una lectura positiva de la situación actual que se me ocurre mencionar con la boca pequeña es que al menos, durante la cuarentena, ser idiota no sale gratis…

Otro día de esta semana, también random porque mi memoria es finita, tuve que esquivar a dos machos alfa que iban con sus perrazos sueltos. Nosotros siempre llevamos atados a Floki y Arya. Es una ordenanza municipal. Me puede gustar más o menos pero, como todavía vivo en vuestra sociedad, trato de cumplir unos mínimos. Pero hay gente que no. Que prefiere que su perrazo de por culo a todos los que vamos paseando tranquilamente…

El caso es que los perros de los macho alfa se cruzan y, se enzarzan en una discusión perruna sobre cual de sus amos es el más imbécil. En pocos segundos, los dos perrazos y los dos machos alfa montan un circo de ladridos y gritos bonito de ver. Menos mal que no hay niños en las calles. Y es que, amiguitos, que tengas una mascota no significa que no puedas ser un idiota integral. Como no me gusta la sangre, me alejo rápidamente del lugar de los hechos…

Ayer, o tal vez otro día, pero más tarde en la linea temporal que los dos sucesos anteriormente mencionados, vi un coche de la policía secreta parar a otro runner. Probablemente el chaval no tenía televisor, ni radio, ni internet. Eso sí, los pantaloncitos cortos eran cuquis. No me quedé a escuchar porque salgo a pasear a Floki y Arya con responsabilidad y no como la vieja del visillo. Aunque os lo parezca. El caso es que le cayó otra multa.

Es más que probable que el responsable de este laboratorio llamado Tierra esté experimentando cosas nuevas con nuestras culturas y sociedades medievales. Culturas y sociedades que, en su inmensa mayoría, deben explicar a sus ciudadanos, por ejemplo, que no deben acercarse una plancha caliente a la oreja. Esto es real. Buscad las instrucciones de vuestra plancha y tratad de refutar lo que digo. Buscad antes lo que significa refutar…

  • : Barcelona / España
  • : Barcelona
  • : 52
  • : Gestor de proyectos

Cuarentena (II)

Hace unos días me acordé de mi amiga Marga. En la radio hablaban de cómo estaban pasando la cuarentena las personas solas en su piso. Marga siempre había sido una persona solitaria. Era de esa clase de personas que se alejan con discreción de la gente pero dejando en los demás la duda de si es voluntario o involuntario. Decidí hacerle una videollamada. Me respondió con una sonrisa espectacular, como nunca se la había visto. “Te veo muy bien, Marga. Me alegro.” Quise interesarme por ella y pensaba que, como siempre, tendría que sacarle unas pocas palabras con esfuerzo. No fue así.

Me encuentro muy bien, Juana. Casi podría decirte que estoy pasando el mejor momento de mi vida. Vamos, que estoy feliz.

Vaya, me alegro. dije bastante sorprendida. Veo que el aislamiento  no te está afectando.

En absoluto.sentenció. Te reconozco que al principio el confinamiento me daba un poco de ansiedad, pero a los pocos días se me pasó.

Miró al infinito unos segundos y prosiguió:

Me he tirado muchos años huyendo de cosas invsibles. Bueno, ya conoces mis fobias sociales. Siempre había algo que me impedía terminar mis planes con la gente; siempre aparecían miedos al conflicto, dudas sobre las intenciones de esta o aquella persona… Y nunca he encontrado ni la causa ni la solución. Y ahora esto del virus. Está ahí, en las noticias, pero no lo veo. Quizá lo pille, y nunca sabré por qué. Es el colmo. Pero tras unos días inquieta, la rutina me ha llevado a una paz sorprendente. Tener todo el día planificado, con los límites de mi casa inamovibles, sabiendo con absoluta certeza qué podría pasarme, adónde me movía, qué riesgos corría… Me he hecho un calendario semanal que sigo con disciplina militar. Y nunca falla nada: el libro siempre está en su sitio, la olla calienta a los diez minutos, el tostador salta a los treinta segundos, el telediario empieza a las nueve de la noche. Y nada más. Lo que espero, se cumple. ¿Puede haber algo mejor? Por fin el mundo se adapta a mí. Toda la sociedad encerrada, dejando atrás el voluble mundo exterior. Por fin me siento parte de la sociedad, aquí, en la bendita soledad.

  • : Roquetas de Mar
  • : 40
  • : Docente

Il sentiero della libertà

In questi giorni avremmo ripercorso il Sentiero della Libertà, che rappresentava “la via di fuga di migliaia di prigionieri alleati e di giovani italiani che lottavano per la liberazione d’Italia, divisa dalla Linea Gustav dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’Abruzzo divenne terra di confine e angolo di speranza per i fuggiaschi che si schieravano con l’Esercito Alleato”. 

Quest’anno sarebbe stata la 20° edizione di questa straordinaria esperienza commemorativa che si snoda sui sentieri della Majella, la montagna madre che si erge nel cuore d’Abruzzo e che Ignazio Silone definì come “il Libano di noi Abruzzesi”. 

Oggi ci sarebbe stata la seconda tappa, quella più impegnativa, quella conduce al Guado di Coccia che assunse il ruolo di via maestra nell’attraversamento delle linee tedesche per ricongiungersi con l’esercito alleato e alla cui sommità si trova la lapide di Ettore De Corti, il tenente pilota ucciso dai tedeschi.

Ottant’anni dopo ci ritroviamo di nuovo prigionieri di un virus, subdolo, mutante e strisciante come quello nazifascista, si insinua con le sue paure e ha cambiato per sempre le nostre vite. 

Quelle del Freedom Trail sarebbero state tre giornate intense, come ogni anno si respira il profumo della libertà e quello delle nostre montagne, si respira il sacrificio che tante persone, giovani e meno giovani, hanno compiuto per preservare i valori della libertà, della dignità e della fratellanza umana.

I contadini divisero il “pane che non c’era” con persone che nemmeno conoscevano e con le quali avevano difficoltà a comunicare: “Accettarono il sacrificio, corsero i rischi, appunto perché così si aveva l’occasione di entrare nella storia umana su un piede di eguaglianza con gli altri uomini”.

Oggi siamo prigionieri delle nostre case, qualcuno parla di vera e propria guerra contro il Covid-19, qualcuno invece la pensa diversamente. 

L’unica certezza è che a guidarci dovrà essere l’ideale e l’esempio di RESISTENZA che ci ha permesso di essere liberi e in dovere di testimoniare quanto avvenuto.  

“Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.” A. Gramsci.

Quando tutto questo sarà finito, o si sarà parzialmente ridotto, ricordiamoci, come disse don Tonino Bello, di passare dai crinali dell’ascolto e delle emozioni, sui crinali scoscesi della prassi, di impegnarci e di sporcarci le mani, di scendere sul campo e non stare alla finestra a guardare per essere noi stessi operatori di Pace!

  • : Sulmona (AQ)
  • : Introdacqua (AQ)
  • : 31
  • : disoccupato

Non dirmi che hai paura

Caro CoviDiary,

Mi è stato assegnato come esercizio di questa quarantena “la Condivisione”…

la condivisione ti chiederai? eh si… a quanto pare non condivido, non abbastanza per liberarmi, a quanto pare..

Quindi ci proverò 🙂

All’inizio della quarantena non è stato facile per me, per niente…come tutti del resto.. due volte imprigionata, dalla mia mente e dalla mia casa..Quanti respiri profondi ho dovuto fare..

Quante volte ho sentito la necessità di sfogarmi, quante poche volte ho trovato il coraggio di alzare la cornetta e dire: ho bisogno di essere ascoltata.

Non è stato semplice essere circondata da persone che non hanno fatto altro che concentrarsi sulle mancanze, quando tu fatichi a contenere le tue. Non è stato facile essere circondata da persone che non hanno fatto altro che lamentarsi, quando tu fatichi a tirare fuori le tue di lamentele. Non è stato facile sentirmi dire “perché non racconti quando stai male? perché non ti mostri più umana”..

Perché??

Perché non posso aggiungere altro malessere, perché non mi fa sentire meglio mostrare le mie debolezze.

Quindi mi sono impegnata, con tutta me stessa, come mai avrei immaginato.

Mi sono impegnata a svegliarmi tutte le mattine con il sorriso anche se un po’ assonnato, mi sono impegnata ad allenarmi tutte le mattine, per cominciare la giornata con più energia.

Mi sono impegnata a non concentrarmi sulle mancanze di questo periodo di costrizioni, non ho mai pensato “In questo momento sarei potuta andare a fare una passeggiata, un aperitivo, una gita”, perché questo pensiero non  cambia la condizione in cui sei.

Ho pensato invece, “Adesso leggo”, “Ascolto della musica che mi faccia venir voglia di cantare e ballare”, “Guardo dei video che mi facciano ridere”, “Faccio tante videochiamate”, “Riprendo a studiare inglese”, “Mi impegno a cercare il lato positivo di questa situazione”.

Anche io ho avuto paura, e tanta…ma ho deciso di non lasciarmi sopraffare.

“Solo quando vedi la luce, dopo che sei stata a lungo al buio, ti ricordi del colore delle cose.” “Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia.

  • : Puglia
  • : Bologna
  • : 29
  • : impiegata