Sig.

Che bello svegliarsi da un brutto sogno.
Stamattina quando mi sono svegliato, avrei preferito il sogno.
Bisogna accettare la situazione e far fronte alle difficoltà.
I sacrifici che tutti noi stiamo facendo, non saranno sacrifici vani. Ma il sacrificio più  grande  lo stanno facendo tutti coloro che sono “in trincea”. Sanitari, Forze dell’ordine, Associazioni  di volontariato, Lavoratori delle filiere essenziali, Commesse supermercati, Trasporti ecc.
Grazie a voi, siete la nostra forza. ❤💪
Agli altri, viene chiesto “solo” di stare a casa, di uscire solo quando è  davvero indispensabile.

Per la spesa è assolutamente necessario saper ottimizzare le risorse  che vi sono in casa, cosa che probabilmente non eravamo abituati a fare. Questo è  il momento giusto  per metterlo in atto.
Buona giornata.❤

  • : Bolzano ITALY
  • : Bolzano
  • : 58
  • : Pensionato

Qui Ràcale; tredicesimo giorno

Dopo due settimane di quarantena faccio fatica a scandire una domanda semplice e banale ai miei amici, colleghi e conoscenti nonostante utilizzi uno smartphone. È una domanda che viene rivolta come un rituale di saluto o una forma di cortesia alla quale si risponde spesso con un “bene, grazie” – nella maggior parte dei casi – o con un “non mi posso lamentare” oppure con altre frasi di circostanza.

“Come stai?” è la domanda chiave che apre la porta del dialogo, lo sappiamo tutti, quindi ho cominciato a chiedermi: come vuoi che stia una persona dopo tredici giorni rinchiusa in casa, privata delle sue libertà quotidiane, spogliata da abitudini che prima riempivano il giorno? Perciò scrivo altre parole, compongo frasi che possano sostituire quella domanda ma alla fine il significato è sempre quello; il gioco, però, sembra funzionare.

Tredici giorni dopo non sembra più funzionare quel coro di voci che – ad inizio quarantena – con perentoria naturalezza si sollevavano da più parti manifestando sentimenti di speranza, infondendo coraggio e forza alla popolazione. Forse anch’esse hanno intuito la gravità della situazione e si sono affievolite.

Così qualcuno ci sta già rinunciando perché semplice, questa quarantena, non lo è per niente. E allora si fanno avanti gli incubi e i sogni strani, si presenta l’angoscia che ti pervade e una cupa malinconia che s’impossessa impregnando lo spazio che vivi, che respiri. Le bollette da pagare, le spese da sostenere, le tasse, gli alimenti da acquistare. “Chissà come faremo” si chiede qualcuno.

Ce la faremo, in un modo o nell’altro, ce la faremo. Giovani e giovanissimi che leggete, continuiamo a lanciarli noi i messaggi di speranza e sorridiamo ancora di più se condividiamo casa con genitori o nonni. Proteggiamoli. Anche a distanza se siamo lontani da loro. Scherziamo, accarezziamoli, coccoliamoli. La sfida è quella di resistere con perseveranza e caparbietà altrimenti è la fine.

Sono un blogger e collaboro per una testata giornalistica online iper-locale (piazzasalento.it). Le difficoltà più toste le ho incontrate durante i primi giorni quando, in maniera virulenta e sfacciata, cominciavano a girare avvisi che davano alcune persone del mio paese (e dei paesi vicini) positive al COVID-19 (o in quarantena forzata). Tanta difficoltà nel non poter capire la fondatezza di quelle informazioni nell’immediato e dunque si ripeteva la solita “via Crucis” con telefonate e messaggi ai volontari della Protezione civile, agli uomini e alle donne della Polizia municipale e agli Amministratori. La gente non finirà mai di stupirmi, anche in casi come questi ci sarà sempre qualcuno che rivelerà la sua meschinità.

La quarantena forzata ha cambiato alcune cose (ha spezzato un ritmo, ha rafforzato le difficoltà economiche, ha slegato sintonie e cancellato, momentaneamente, gesti fisici ovvi ma di gran valore, ha aggiunto preoccupazioni e dubbi per il futuro), vero, ma io voglio essere più forte e quindi ho deciso di sorriderle.

  • : Racale (LE) / Italia
  • : 27 anni
  • : blogger

En tiempos de guerra.

Mientras las calles se vacían, mientras miramos con anhelo por las ventanas esperando poder volver a ser libres, como si fuéramos pequeños pájaros enjaulados. Empezamos a comprender que no se trata del confinamiento, ni de la desesperanza de no poder abrazar a los tuyos aunque se encuentren a tu lado, se trata de que se nos ha dado el deber de soñar, de tener esperanza y no sabemos cómo responder a ello.

Vivimos una situación de guerra, un enemigo que nos asedia contra el cual no podemos luchar, sólo resistir. Nuestro único deber es tener esperanza ante un futuro desconocido, pensar que cuando nos volvamos a reunir todo será más bonito y más intenso, que aprenderemos a valorar cada pequeño detalle de nuestra cotidianidad.

Y ojalá sea así.

Pero nos hemos acostumbrado a tener derechos pero no a cumplir nuestros deberes. No caer en la desesperanza, ni en el hastío es nuestro deber ahora. Ser más fuertes, más solidarios, más soñadores.

Quizás esta guerra invisible nos tenga atrapados en las trincheras, pero mirar hacia un futuro y ver que todo pasará es nuestra victoria.

Ese es mi deber y el de todos, juntos; venceremos.

  • : Sevilla
  • : Almería
  • : 25
  • : Gestora cultural

En nuestros días más oscuros

En nuestros días mas oscuros.  Lograremos salir de esta, pero con cambios en nuestro estilo de vida. Mi situación en este semi-encierro era agobiante los primeros días porque yo era el típico chico que nunca se quebada en casa disfrutaba quedando con amigos, salir de fiesta, tomar cafés  fuera, o simplemente andar escuchando música “pequeños placeres” cómo lo llamaba yo, sin embargo con esta pandemia que nos obliga  quedarnos en nuestras casas tiene un impacto algo  positivo por decirlo de otra manera, ahora valoro cosas que antes lo veía muy normales, tengo 5 pajaros en casa y cuando acabe todo esto pienso dejarlos en libertad, ningún ser debe estar enjaulado sin haber echo nada esto antes no lo hubiera pensado.  Paso más tiempo con mi familia, tiempo que he perdido, soy más amigo de mi hermano aunque a veces quiero matarlo jaja y repito saldremos de esta pero más fuertes más conscientes más amables y espero que menos materialistas y  mas humanos COVID 19 VETE YA…

  • : Rabat/Marruecos
  • : Almería
  • : 29 años
  • : Camareros

Pensieri e parole

Quando è stata ufficializzata la quarantena, ero già preoccupato, ma continuavo a lavorare in modalità smart working. Dopo qualche giorno arriva la sospensione del mio contratto da stagista, perché la regione Lazio non lo prevede nello statuto. Sono rimasto chiuso in casa, senza lavorare, lontano dalla famiglia. Non sono tornato nella mia terra, alle mie origini. Continuo a pagare un affitto che senza lavoro non posso permettermi. Non posso uscire. E attendo ogni giorno un decreto salva affitti, per non dire salva stagisti.. Vorrei rendermi utile per le persone che amo. E non poter far niente per loro è distruttivo. Vorrei aiutare, ma non ho le competenze. Vorrei uscire per vedere come stanno. Sentirli respirare.. E invece mi tocca aspettare, come si aspetta un attacco frontale in trincea, senza sapere se quando sparerai, avrai eliminato un nemico o il tuo migliore amico. Come un leone in gabbia, attendo il momento per ruggire..

  • : Taormina
  • : Roma
  • : 28
  • : Stagista

Life on pause

My name is Justine and I’m 23 years old. I’m from France and I study “cultural mediation”. In France we have to be confined and if we go out it’s really restricted. We have to carry an authorization and to have a good reason to go out (taking care of a sick relative, going to first necessity-shop, going to exercise – around the house, alone and not a long time – or going to some medical appointment or work).

For now, the punishment is 135 euros to pay to police. But it will probably be worst soon because people do not respect the rules. In shops and pharmacy we always have to respect 1 meter of distance. I was studying in Erasmus in Spain, in Andalusia. But as the situation was getting worst, my university forced me to come back to France.

So now I’m living in my father house with my sister, all the animals (it’s a real farm here : dogs, rabbits, fishes, cats and even pigeons) and my boyfriend, Blazej, who’s polish and who was studying with me in Spain.

First about the confinement I think it’s funny cause we complain about things we can’t do anymore but that we wouldn’t have been doing anyway. Like jogging, I’m complaining about the fact I can’t go to do more than an hour of jogging but the truth is that after 5 minutes of running I’m usually dying.

But I also think that we have some positive to take from this confinement: we have more time to do things we usually left undone. And it increase creativity of people, not only on social media but also at home, to find activities (TV, movies, society games, darf, Molki…).

We also realize the luck we have in everyday of normal life. Going out in a park, walking in the city without purpose…Now we realize our luck. Here in France, as Blazej is in my place, we try to make him discover French activities and food and he tries to cook polish and teach us some custom.

But it’s a really schizophrenic way of living cause we are playing darf, laughing with a glass of wine while the TV is on, giving us actualized number of death and infected people.

Personally, I feel like in a kind of bubble, like if it was a break in time. We wait for decision of our government to be taken and we know we are totally passive on it, our voice have no impact and we just have to wait.

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  • : Paris - France
  • : 23
  • : erasmus student