25/03

“Ehi Mamma, che fai?”

Stamattina, come tutte le mattine da circa due settimane, ho chiamato Casa, la mia, che da cinque mesi ho lasciato per andare all’estero in cerca di lavoro.

Più che una testimonianza, la mia è una raccolta emozionale, di giornate no e nostalgia, di caffè e Nutella e di videochiamate WhatsApp.

In questo periodo mi sto conoscendo meglio.

Le giornate si allungano e sarà primavera per tutti.

“Ciao Papà, ci sentiamo domani”.

  • : Presicce - Acquarica
  • : Herbrechtingen - Germania
  • : 28
  • : Grafica

 Sono un fuori sede da un anno per studio/lavoro.. 

Son rimasto al Nord perché #AMOILSUD, la MIA FAMIGLIA, LA MIA TERRA E LA MIA GENTE. Avrei voluto tornare giù a casa, abbracciare mia madre, mio padre, mia nonna ed il resto della mia famiglia.. ma non ho avuto la possibilità perché ormai qui era tutta zona rossa e non potevo più uscirne.. ho avuto ed ho dei crolli, HO PIANTO e piango ancora. In questi momenti avrei voluto solo trovarmi fra le braccia di mia madre.. ma sapete cosa? Probabilmente è stato meglio cosi.. Ho evitato di “iniziare” a portare il terrore giù, quello che c’è al nord da diverse settimane. La paura è tanta, lo ammetto, ma solo restando al proprio posto, potrebbe iniziare a risolversi un pò.. Sentivo la mancanza di casa e la sento tutt’ora, ma poi mi son detto: “che senso ha scendere e stare in quarantena se tanto o qua o lá devo farla comunque, cercando di mettere in pericolo chi mi sta vicino?”. Molti altri pensieri in questi giorni, mi assalgono la mente.. in questo strano periodo, ti rendi conto che, una normalissima cosa, di un giorno qualsiasi dell’anno, ti manca.. fare la spesa, un caffè con gli amici per raccontarti un pò di gossip, un aperitivo (che molte volte viene rimandato a “domani”), uscire a fare la spesa.. molte di queste cose, o almeno per lo più delle volte, sono noiose.. Ad oggi l’unico momento che può “salvarti” dalla monotonia è: andare a fare la spesa, passeggiare il cane fino all’angolo di casa o al massimo andare a comprare un pacco di sigarette al tabacchino situato nella parte opposta della strada. Questo potrebbe essere un insegnamento, che in questa vita nulla ci è dovuto e nulla è scontato.. Bisognerebbe prendere consapevolezza di ciò che veramente sta succedendo intorno a noi.. Sarà che la natura si sta ribellando per tutto il male che le abbiam causato? chissà.. Ma nel frattempo, non molliamo, restiamo uniti e in un giorno non molto lontano (o almeno spero), potremmo tornare a riabbracciarci e magari a fare anche quell’aperitivo rimandato con gli amici e anche le cose più futili, ci sembreranno una gioia immensa. Forza e coraggio a tutti, da nord a sud, da un Terrone Salentino, che ama il sud ed è rimasto al nord!

  • : Tricase
  • : Rimini centro
  • : 21
  • : Parrucchiere

Ripartire uniti

L’uomo nato libero ma ovunque è in catene..
Cos’è più forte della voglia di essere libero, sentirsi libero e pensare liberamente?

Bhe, la risposta può essere plausibile, ma solo vivendo determinate situazioni si può capire cosa si prova a vivere incatenat; incatenati ad una catena invisibile, nessuno possiede la chiave, nessuno ne è padrone.

24 marzo 2020, 0re 23.00..serata triste, come ormai ta tanto tempo, troppo. Siamo in guerra, la più difficile, dura da battere contro un nemico immaginario e rassegnati alla “reclusione”.

E allora mi chiedo, sarà ora di reagire?
Mi vengono dubbi, certezze, paure, anzie, cerco di dare delle spiegazioni a tutto e di cercare di trovare un lato positivo a tutto ciò.

Forse la storia del covid 19 ha uno scopo, forse la sua presenza ha un senso, forse era stanco di vederci regredire anziché evolverci, forse era stanco di cosa facciamo, del nostro spudorato comportamento verso la natura, le cose belle che ci circondano, forse stanco del nostro egoismo, del progresso umano e del conseguente regresso del nostro pianeta. Forse era stanco della nostra mancata comunicazione, stanco di suprusi e ingiustizie, stanco di tutti noi e della nostra poca considerazione verso l’essenziale.

C’è qualcosa di positivo in tutto ciò.. La vita, la società, la semplicità nel passeggiare o chiacchierare con gli amici, prendere un caffè al bar o andare al mare, piccolezze ma che solo ora si possono apprezzare e diventano utopia.

La famiglia, un saluto, un bacio o un semplice abbraccio.

Da qui che bisogna ripartire, essere forti, non sbagliare, è una prova di maturità; ripartiremo più forti di prima, non sbaglieremo più, uniti tutti per essere liberi sulla nostra terra, quella di cui noi siamo ospiti.. Festeggeremo e sarà emozionante, insieme, tutti.

  • : Lecce
  • : Presicce
  • : 22
  • : Barman

La veridicità istituzionale ai tempi del COVID-19

Ciao a tutti, mi chiamo Andreina ed ho 22 anni, sono una studentessa iscritta al corso di scienze della comunicazione all’università di Varese.

È iniziato tutto il 20 febbraio, quando ricevemmo il primo avviso di chiusura Ateneo; forse sono stata tra le prime studentesse fuori sede a non prendere il treno il giorno della rivolta a Milano Centrale. La mia quarantena è stata qualcosa di terribile, moralmente devastante e che non ci metterò poco a smaltire.
Grazie a questa quarantena ho capito la funzionalità delle istituzioni provinciali italiane, che sotto il tappeto ahimè hanno molto da nascondere, sono rimasta incastrata a Varese con l’impossibilità di tornare a casa, tutti avete dei genitori e dunque potete capire le mie preoccupazioni. Partiamo dal principio:
– 20 febbraio : primo avviso di chiusura ateneo fino al primo marzo
– 25 febbraio: epidemia a Codogno
– 26 febbraio : ritorno da Berlino dopo 1 settimana di vacanza
– 1 marzo : secondo avviso da parte dell’università con il seguente rinvio di apertura al 13.

Io nel frattempo sono rimasta a Varese auto isolandomi dato che avevo avuto una lieve febbricola durata 3 giorni.
Poi, lo scoppio della rivolta a Milano centrale e successivamente il decreto di chiusura di tutti gli esercizi, l’impossibilità della mobilità…così, a malincuore, accettai di rinchiudermi dentro una stanza di 40 mq .
La mia quarantena è stata difficile, è stata diversa e molto complicata rispetto a quella degli altri, all’università ci sono anche molte persone opportuniste paragonabili ai dissennatori di Harry Potter… durante questa quarantena ho anche perso la voglia di studiare ed ho dovuto combattere anche le ansie dei miei genitori. Ho imparato una cosa: l’individualismo è una pecca dell’essere umano, sabotare le persone nei momenti fragili è molto facile ma soprattutto ho capito che la maggior parte delle persone sono arriviste che pensano solo e soltanto al loro arrivismo. Devo ringraziare me stessa che sono cresciuta grazie ai film di Woody Allen che rimarranno per sempre la mia forza nello studio dei media ma soprattutto la determinazione per realizzare il mio sogno. Forza e determinazione sempre! 💪🏻

  • : Gagliano del capo / LE
  • : Varese / Lombardy
  • : 22
  • : Studentessa

Calma

Sono le otto del mattino, ho impostato la sveglia un’ora prima della lezione online di tedesco per fare colazione e svolgere la mia routine mattutina con estrema calma. Calma, credo che sia proprio questa la parola chiave della mia quarantena; questi giorni di arresto forzato mi permettono di avere più tempo per poter fare tutto ciò che la frenesia della vita da pendolare mi impediva di fare . Domani saranno 20 giorni dall’inizio della mia quarantena ed ammetto che la prima settimana è stata abbastanza dura; il mio corpo era in esubero di energie e smaniava per uscire a prendere un caffè con gli amici però poi ho realizzato gli effettivi vantaggi che lo stare a casa mi procurava.

Innanzitutto sono a casa mia, con la mia famiglia, le mie cose ed una connessione ad internet; quest’ultima non è una cosa da sottovalutare poiché mi permette di essere costantemente in contatto con i miei amici e, paradossalmente grazie alle lezioni online sto vivendo un’esperienza universitaria più ricca rispetto a quando mi recavo fisicamente in università. La didattica online mi permette di avere un confronto diretto coi docenti anche durante le lezioni più seguite e posso prendervi parte senza dovermi svegliare all’alba. E la sfera universitaria non è soltanto l’unica ad averne giovato. Posso finalmente vedere i film e le serie tv che giacevano nella mia watchlist da non so quanto tempo e potrò finalmente terminare quel libro di Kundera che mi guarda con sufficienza da ottobre.

  • : Presicce - Acquarica
  • : 22
  • : Studente universitario

Rallenta, resisti, ritrovati

Che poi non sembra nemmeno così brutto stare a casa 24 ore su 24.

O almeno così pensavo dopo i primi due giorni di quarantena. Io che per lavoro sono sempre in giro per l’Europa ad accompagnare turisti in città affollate, alla scoperta della bellezza. Sempre volti nuovi, sempre di corsa, valigie fatte e disfatte in tempi record, corse in aeroporto, in pullman, in taxi; tour d’Italia, tour d’Europa, poi torni a casa, tour in Puglia, riparti, corri.

E poi STOP!

Di colpo.

Per forza.

Per legge.
E cosa vuoi che sia restare a casa? Ogni tanto bisogna pur rilassarsi. Ne approfitterò per fare tante cose che ho sempre sognato fare, ma che non ho mai cominciato per mancanza di tempo.

Pensavo.

Il tempo, quella cosa che va veloce quando hai da fare e non passa mai quando invece dovrebbe.

Già! Perché poi, stare a casa, per forza, ti obbliga a fare i conti con te stesso. Ti impone di pensare anche quando non vuoi. Ti costringe a guardarti intorno, a ripartire ogni giorno da te e a da ciò che sei.

E i giorni passano.

E ti rendi conto che non è forse così bello come immaginavi, perché tu sei a casa, ma fuori il mondo si sgretola.

Tu sei a casa, ma ti manca il caffè con la famiglia, l’aperitivo con gli amici, gli abbracci, le risate, ti manca persino il lavoro. Ma non si può uscire, bisogna evitare i contatti, le strette di mano, le confidenze sussurrate all’orecchio.

E si resta sospesi, in una situazione surreale. Perché difficilmente si percepisce il pericolo, ma l’imperativo è uno solo. Tu devi stare a casa! Perché dal tuo impegno dipende la soluzione del problema.

E allora dopo i primi giorni di smarrimento, la televisione sempre accesa, il costante aggiornamento dei contagi, dei guariti, dei morti, dei positivi, dei decreti, delle norme ad hoc, l’ansia, lo stress, la paura di uscire a fare la spesa perché non si sa mai se incontri un positivo asintomatico, o se lo sei tu e vai in giro ad infettare il mondo ignaro di tutto, tu devi ripartire.

E devi farlo da te, facendo i conti con la tua capacità di rallentare, attendere e mantenere i nervi saldi. Devi comprendere che è giunto il momento in cui c’è bisogno di prenderti cura di te stesso e di compiere atti di responsabilità verso il prossimo. E allora capisci che non è poi tanto male stare a casa e contribuire a spezzare questa catena di contagi.

E rallenti, e con te rallenta il mondo.

Ti accorgi che questo microscopico essere antipatico mette a nudo tutte le insicurezze umane, riporta a galla le paure e ti scombina i piani. Entra a gamba tesa nella vita delle persone e le terrorizza. Perché è un essere subdolo, forte e democratico. Colpisce senza distinzioni e non ci si può sentire mai completamente al sicuro. Ti toglie il terreno sotto i piedi perché al suo cospetto siamo tutti estremamente vulnerabili. E la paura è tanta, prima fra tante quella di perdere le persone che ami.

Ma al tempo stesso cominci a recuperare tempo.

Fai quella telefonata che volevi fare da tempo, giusto così, solo per sentire quella persona, continui a chiamare spesso i tuoi familiari, gli amici, riscopri il piacere della lettura, della cucina, ascolti musica, canti, coltivi i fiori e con essi le tue passioni.

Ti disintossichi dall’abbondanza di informazioni che non fanno notizia, scegli cosa ascoltare, scegli cosa fare, scegli con chi parlare. Fai progetti, impari cose diverse, scopri passioni nuove e riprendi vecchi interessi.

E scegliendo ti prendi cura di te stesso.

Riscopri che chiacchierare ti fa bene.

Che non importa se la casa non è in ordine, hai del tempo da gestire, e prima vuoi proprio sapere la ricetta delle polpette di tua madre, quelle squisite che ti svoltano la giornata perché vorresti provare a farle. E la chiami. Non importa se in cucina sei una frana, hai tempo per imparare. E poi devi sentire la tua amica perché ti sei ricordata delle risate durante l’ultimo aperitivo insieme e devi raccontarle un sacco di cose, perché ora hai tempo per sapere cosa ne pensava in merito a questo o quell’altro argomento. Perché siete amiche ma il tempo per conoscersi è stato sempre troppo poco, ma ora si recupera.

Così, giorno dopo giorno, rivedi le tue priorità, i tuoi bisogni, i desideri, metti ordine nei rapporti e ridisegni la scala dei tuoi valori. Comprendi ciò che per te è importante e impari a conoscere nuovi aspetti di te che nemmeno immaginavi.

Maturi e inevitabilmente cresci.

E rifletti.

Che se non fosse per il caos generato da questo virus, non avremmo mai rallentato, non avremmo mai spento i motori, non avremmo mai fatto lunghe passeggiate in terrazza guardando il cielo, l’orizzonte o la casa del vicino. Non ci saremmo mai accorti dei particolari e di quanto un abbraccio, un sorriso, una pacca sulla spalla o uno sguardo complice e amico ci possano mancare.

E lo sappiamo perfettamente che è difficile convivere con le proprie paure, in spazi ristretti, soprattutto quando fuori si scatena il finimondo. Ma non si molla. Perché arriverà la fine e saremo cambiati, saremo persone nuove. Migliori. O almeno si spera.

Che poi, infondo, non è nemmeno così brutto stare a casa 24 ore su 24.

E resistere, provando a proteggere gli altri e noi stessi.

  • : Serrano (Le) - Italia
  • : 36
  • : Guida e accompagnatrice turistica

Ogni crisi rappresenta anche un’opportunità

Sono Marika, ho 24 anni, attualmente rivesto il ruolo di studentessa universitaria iscritta all’ultimo anno di laurea magistrale in Filosofia, presso l’Università di Parma.

Il 23 febbraio ho ricevuto una mail da parte della mia sede universitaria che annunciava la chiusura di tutte le università della città; senza pensarci due volte, decisi di prendere il primo treno e tornare a casa, nel sud Salento.

Ero a conoscenza della gravità della situazione riguardante il Covid19 perché ho amici a Wuhan e, grazie alle loro informazioni, ho  avuto modo di non spaventarmi e di agire con consapevolezza sin da subito.

Oggi è il mio diciassettesimo giorno di quarantena, forse sono solo un po’ annoiata, ma la preoccupazione non mi appartiene. In questo periodo ho modo di studiare, dedicare questo tempo libero alla stesura della tesi e di contattare amici che spesso non posso sentire a causa del fuso orario.

Sono consapevole che questa mia tranquillità è dovuta ad un periodo della mia vita che è caratterizzata solo dallo studio. Ho concluso il tirocinio a gennaio, sono tornata dal progetto Overworld in Argentina ad agosto; ogni obiettivo che mi ero prefissato è stato realizzato prima di questo periodo così triste per molti e limitante per tutti.

Spesso mi capita di pensare a tutti coloro che ora non possono muoversi o non possono partire. Però ho una speranza: in questa pandemia mondiale siamo costretti a riconoscere i limiti umani e a percepire che i confini, spesso imposti dalle persone, non contano nulla.

Ogni crisi, a parer mio, porta a nuove rinascite e, forse, questa grande crisi porterà a grandi cambiamenti e alla riconoscenza verso gli altri. Viviamo in un mondo che si ritrova a fare i conti con un qualcosa più grande delle intere nazioni, dove solo l’aiuto reciproco potrà farci intravedere la  fine di tutto questo e dunque la risoluzione del problema.

Questa è la nostra sfida, dobbiamo essere, metaforicamente parlando, più vicini e uniti di prima.

Il momento di applicare il detto “l’unione fa la forza” è arrivato!

Passerà, ci vorrà del tempo, ma la lezione va assaporata e a lungo andare si avranno i frutti di una nuova vita più ricca di sentimenti e  gioia. Ora è il momento di confrontarci con la realtà e di apprendere l’importanza di tutto ciò che spesso e volentieri davamo per scontato.

P.s la foto è stata scattata mentre ero in pigiama sul letto, ma felice della vita e di dover semplicemente rimanere a casa. Io resto a casa perché solo in questo modo posso aiutare coloro che sono in prima linea. Questo è il mio contributo.

  • : Presicce-Acquarica
  • : 24
  • : Studentessa

Ho perso l’amore ma ho ritrovato me stesso

Avete presente quando si dice “la persona giusta al momento giusto”? Ecco, io l’avevo trovata. Fatta su misura per me. O almeno me ne ero convinto perché mi sforzo sempre di vedere il meglio dalle persone e dalle situazioni.

Forse, col senno di poi, non eravamo così compatibili, chi lo sa. Fatto sta che ero convinto di aver trovato l’amore. Eravamo agli inizi, ma ci credevo. Poi l’inizio dell’epidemia, la paura (poi diventata realtà) di dover restare distanti a lungo. Ed è un attimo. Bastano due frasi fuori posto e alcuni gesti mal recepiti e tutto va in malora. Ho perso l’occasione della vita? Forse si. Rimpiango qualcosa? Assolutamente no.

Evidentemente non era la “la persona giusta al momento giusto”. O magari non lo ero io per lei. Chi lo sa.

Poi sono arrivati i decreti, la “quarantena”, la paura. Un po sono felice che le cose non siano andate bene con lei, perché probabilmente, conoscendomi mi sarei fatto denunciare dopo due giorni pur di stare con lei. Mi hai spezzato il cuore ma salvato la fedina penale. Magari un giorno te lo racconterò pure, se ce ne sarà occasione. O magari no.

Nel frattempo, in un noioso pomeriggio che sembra così dannatamente uguale agli altri, non posso che pensare al fatto che questa situazione mi ha permesso di fermarmi a pensare su me stesso. Ho riscoperto vecchie passioni e piaceri dimenticati, E se da un lato avrei preferito condividerli con qualcuno, dall’altro sono felice di poterli condividere con me stesso.

  • : Lecce
  • : 25
  • : Studente

Nell’attesa

Sono le 14.50. Così almeno segna il display del mio telefono.

Le ore, come giorni, contano relativamente poco oramai. È tutto dannatamente uguale.

Mi sveglio presto e senza alcun bisogno essere bombardato dalle mie tre sveglie. Il perché è presto detto: Si dorme poco e si pensa troppo.

Il bollettino delle 18 è l’unico appuntamento della giornata. L’unica triste distrazione, perché il resto è noia.

Mentre scrivo mia madre prepara il ginseng per poi berlo assieme. È il nostro rituale: un modo come un altro per spezzare il tempo.

Ho deciso di condividere dati, sensazioni e perplessità con tutti gli amici sulla rete e quotidianamente riporto tutto su un post.

Leggo tanto, anche se la testa svariona. Non siamo in guerra, è vero, ma tra quattro mura per 16 giorni non c’ero mai stato e non mi vergogno a dire che è un po’ pesante.

In compenso comincio a guardare il mondo con occhi diversi, a partire dall’Italia.

Non ero mai stato così fiero di essere quello che sono. Non ero mai stato così consapevole di appartenere a qualcosa o a qualcuno.

Appartengo al mio paese ed oggi lo sento più che mai.

Penso alla mia ragazza che è una farmacista. Ho un po’ di timore per lei, ma anche tanto orgoglio.

Penso, come tutti, ai nostri eroi in trincea. Ed anche se è banale e forse inflazionato come concetto, sento di doverlo ripetere: questo Paese deve tutto a loro.

Fumo di meno. Ogni ora e mezza, me lo sono imposto.

Nell’attesa, me lo ripeto:

“Andrà bene. Ce la faremo”.

  • : Presicce-Acquarica
  • : 30
  • : Praticante avvocato

L’unico peccato

È da giorni che non sento il tuo profumo, che non accarezzo le tue labbra, che non vedo il tuo sorriso. Siamo stati interi mesi separati ma sapendo che ti ho così vicino non resisto. La tentazione di correre da te è forte ma resisto. Permettimi solo di vederti di tanto in tanto, con le nostre distanze, le nostre precauzioni. Noi che ci siamo sempre toccati adesso non possiamo. Noi ci siamo sempre tenuti per mano, ma adesso non possiamo. Gli amanti si baciano alle porte della notte.I loro baci sono silenziosi, i loro corpi tremano al tatto. Sguardi che cercano scrupolosamente gli occhi dell’altro, le labbra non smettono di baciare e di ardere. Solo una sottile pioggia cade sui loro corpi che si rispecchiano in una piccola pozza d’acqua.

Le loro labbra si cercano ancora, non si separano ma devono.  Tutto ciò è sbagliato lo so, ma è l’unico peccato che mi concedo in questo tempo di quarantena.

Non avrei mai pensato di vivere una situazione del genere nella mia vita. Ho paura ma credo in coloro che ogni giorno salvano delle vite, perché dove Dio non arriva l’uomo aiuta e in questo caso hanno dimostrato che gli angeli esistono e sono tra noi.  Ce la faremo.

  • : Urbino
  • : Cerignola
  • : 20
  • : Studente