amata, poco apprezzata normalità

Caro 2020,

pensavo che una lettera al nuovo anno bastasse, ma gli eventi di questi primi tuoi mesi, hanno cambiato le mie abitudini, e dunque mi ritrovo qui a riscriverti. Questa volta, però, non posso elencarti i miei buoni propositi, al contrario li vedo frantumati lì in qualche angolo della mia mente. L’Italia, la mia patria, si è letteralmente fermata, e vive in una bolla di sapone. Nessuno può conoscere con certezza il nostro destino, nessuno sa quando, se, come, la nostra amata terra potrà tornare a vederci correre da una parte all’altra, magari in ritardo per qualche evento, potrà garantire il regolare diritto all’istruzione, potrà garantire ai nonni di abbracciare i propri nipotini, potrà garantire agli innamorati di tornare a dimostrarsi quell’affetto che in questi giorni aleggia solo sui balconi di tutti gli Italiani. Si, mai, come in questo momento, ci siamo dimostrati tanto affetto, tanta vicinanza, tanto sostegno, tanta voglia di farcela tutti insieme, uniti ma distanti. Ci sentiamo rinchiusi in una campana, con le solite poche cose da fare in casa. Restiamo con la nostra famiglia, e riscopriamo momenti che non avremmo immaginato. Ci rendiamo conto, però anche di quanto gli abbracci ci cambino la vita, proprio ora che ci sono stati vietati. Eh sì, il famoso detto “ti accorgi delle cose che hai, solo quando le perdi” è così vero in momenti del genere. Abbiamo perso la possibilità di abbracciare, baciare la gente che più abbiamo a cuore, e ormai solo attraverso uno schermo possiamo interagire con le persone che amiamo. I nonni, li sentiamo al telefono, chiediamo loro come passano le loro giornate in balia della noia, e chiediamo a noi stessi quando potremmo tornare a condividere con loro un pasto caldo, o una serata in loro compagnia e il tepore della loro casa, che ci riempie il cuore. Proprio con loro, con cui il tempo è sempre limitato, determinato, ineffabile. Se solo avessimo la certezza che dopo questa crisi, li riabbracceremo forte senza lasciarli mai più, allora forse ci metteremmo l’anima in pace, e ci accontenteremmo di una videochiamata, di un loro saluto, e di un “ti voglio bene” sentito male al telefono a causa della scarsa connessione di questi giorni. Ma non abbiamo certezza di nulla. L’unico dovere che abbiamo nei confronti dei nostri nonni, dei nostri cari, della nostra patria è quello di rimanere nelle nostre case. A volte mi accorgo di passare molto tempo a pensare a come trascorrere il tempo, a come renderlo utile, a come dare senso a questi giorni monotoni e pieni di notizie poco rassicuranti. Tuttavia, ho il modo, come molti, di pensare alla mia vita, a quella della mia famiglia, al mio futuro troppo vicino, ma soprattutto troppo incerto. Penso alle decisioni che ho preso, e che dovrò presto prendere. In questa situazione la vita di noi giovani è bloccata non solo dal punto di vista scolastico, ma anche sociale. Le decisioni che caratterizzano il nostro futuro le prendiamo proprio in questi anni della nostra vita. Il liceo, l’università, le nostre amicizie, i nostri amori. Questo periodo, magari per alcuni è fondamentale. E’ come una pausa dal mondo, per riflettere sul futuro che desideriamo, sul futuro che dobbiamo creare con le nostre mani, impariamo ad essere artefici del nostro destino. Ebbene, giovani o adulti, abbiate il coraggio di affrontare quella che è la vostra vita, analizzatela, ed eliminate tutto ciò che vi rende infelici. Credo che alla fine di questo periodo ci sarà chi lascerà il lavoro, perché non era quello che voleva, chi allontanerà qualcuno dalla propria vita, perché la lontananza gli ha fatto capire che la sua presenza non era fondamentale, o magari chi grazie alla lontananza avrà finalmente capito di chi ha bisogno nella sua vita. Perciò non è da sottovalutare che qualcuno, alla fine di questo periodo non voglia tornare alla sua vita precedente. Una certezza ce l’ho, anche se non so quando accadrà, magari in autunno o chi lo sa, in inverno. Quello che so è che torneremo a brulicare in città, a riempire quei tavoli, ad annusare quei fiori, a guardarci negli occhi raccontandoci storie spesso leggere e di poca importanza. Torneremo a stringerci la mano. Torneremo magari più maturi, magari più disillusi, magari iniziando ad apprezzare quelle piccole cose che finora abbiamo dato per scontato, ma che oggi, così lontane, ci sembrano essere l’essenza della nostra vita, la nostra normalità. Attendo con ansia di poter nuovamente vivere di quei colori, di quei profumi, di quel calore umano che c’è la fuori.

  • : Tiggiano(LE) Puglia, Italia
  • : Tiggiano
  • : 17
  • : studentessa

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