L’immaginazione e il ricordo

Beep, beep, beep.

E’ il suono della sveglia. Gli occhi restano chiusi, mentre la mano cerca alla cieca il telefono per spegnerla con un gesto quasi automatico.

Automatico. I pensieri sono ancora annebbiati, ma questa parola ‘automatico’,  si è fermata li, in mezzo alla nebbia e sembra intenzionata a restare li per un bel pò di tempo.

Mi alzo, vado in bagno a sciacquarmi il viso. Vado in cucina e  preparo un caffè, e mentre la caffettiera (se dico moka, giù da me mi scomunicano) è sui fornelli, accendo il PC per vedere le mail e il lavoro che mi aspetta per la giornata.

Automatico. E’ tutto cosi dannatamente automatico. Ogni giorno, quarantena o meno, i gesti che ripeto sono sempre gli stessi. Per fortuna cambia lo stato d’animo con cui li vivo.

E allora capisco, riesco a farmi spazio tra la nebbia, e raggiungere quella parola nella nebbia. La guardo, la osservo. E magicamente sparisce. In effetti ciò che questi giorni mi hanno restituito non è tanto (o almeno, non solo) il tempo in sè o la consapevolezza dell’importanza della libertà.

No, per me la cosa più importante è stata la consapevolezza che il tempo, il significato del tempo, dipende da noi e da come lo viviamo.

In una società che ci vuole sempre più automatizzati, possiamo decidere noi come vivere ciascun momento. E’ vero, non possiamo da un giorno all’altro cambiare le dinamiche sociali. Ma sul modo in cui decidiamo di vivere, di ribellarci e spezzare le catene dell’anima, nessuno può venire a chiederci conto.

Ci sono due strumenti potentissimi, per superare l’automaticità delle nostre vite. E sono l’immaginazione ed il ricordo.

E il posto migliore per coltivarli non è un posto, ma, caso vuole, un tempo. E’ il tramonto, e della buona musica in sottofondo.

Perchè se l’automaticità della vita è razionale, l’immaginazione, il ricordo, la musica, sono irrazionali. Rompono gli schemi. Immaginare per costruire. Ricordare per emozionarsi. Davanti a un tramonto la malinconia mi pervade. Ricordo le corse per le strade del mio paese quando ero piccolo. Le cazzate fatte con gli amici d’estate. Immagino mondi nuovi, immagino che vorrò sempre emozionarmi davanti un sole che tramonta.

Questo è ciò che questi giorni strani mi hanno regalato.

E ora sono qui. Non so se sto scrivendo davvero. Non so se lo sto immaginando o lo sto ricordando.

Tutto può essere, perchè sono sul balcone, al tramonto, mentre ascolto l’assolo di chitarra di Eric Clapton in Layla.

Beep beep beep.

  • : Troia (FG)
  • : Bologna
  • : 30
  • : Ingegnere

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