Non mi annoio

Ciao amico,

oggi finalmente sono stata remotizzata. A lavoro per fare i fighi i capi usano questo termine, ormai mi è entrato in testa. Che significa? Ho iniziato anch’io lo smart work, lavoro da casa. Forse solo oggi inizio a capire quanto può essere stringente l’isolamento per qualcuno. Da cosa l’ho capito? Quando lavoriamo in sede ogni comunicazione è istantanea. Certo, ogni tanto usiamo il gruppo WhatsApp, per pigrizia. Perché magari ci scoccia fare quei dieci passi per raggiungere il collega e porgere il quesito personalmente. E la cosa assurda è che non ridiamo neanche più quando succede. Oggi scommetto che la stragrande maggioranza li farebbe quei dieci passi. Tornando a noi, l’isolamento per qualcuno può essere stringente sì e il tempo può sembrare infinito. Lo notavo mandando le comunicazioni WhatsApp, come facciamo di solito anche in sala. Ma il tempo, aspettando la risposta del collega, sembrava più lungo del solito. Mi sono chiesta: “perché? Il tempo di reazione dovrebbe essere lo stesso, se non addirittura minore”. Poi ho capito, era la mia percezione ad essere cambiata. A lavoro, stando circondati da persone ti dimentichi anche di aver mandato il messaggio. Quando sei da solo aspetti scalpitante che l’altra persona ti risponda.

Riflettevo sul fatto che ci sono persone che proprio non riescono a far a meno del contatto con l’altro o dell’idea di poter avere un contatto diretto con l’atro. Prima che remotizzassero (ritorna il maledetto termine) anche noi dello staff sentivo i miei collegi dire: “e tutto il giorno in casa da solo che faccio? Mi annoio. Io devo stare sempre a mille”. Come se in casa non ci fosse nulla da fare o non si potesse far nulla. L’idea del solo ozio in casa, a mio parere, andrebbe rivalutata. La frase più triste che ho sentito invece è stata pronunciata da un mio collega che convive con la compagna: “tutto il giorno in casa con lei? Mi sparo un colpo in testa”; mi ha urtato particolarmente questa frase, non per lui, per la ragazza, se n’è accorto e si è messo a ridere, ma i suoi occhi non ridevano. Forse questa è l’occasione giusta per porsi delle domande.

Non ci si rende conto di quanto importante sia prendersi del tempo per sé stessi, non per coccolarsi, andare dal parrucchiere, dall’estetista o fare shopping, ma prendersi del tempo per rimanere soli con sé stessi. Tutti i giorni siamo travolti da una voragine di informazioni, mail, messaggi, da non riuscire a creare un pensiero proprio. Siamo così soggiogati dalle notizie che ci arrivano da non renderci conto di vivere una vita condizionata, con delle abitudini condizionate e, ancor peggio, delle scelte condizionate. “Perché è così che va fatto, l’ho visto, me l’hanno detto”. “Le statistiche dicono che va per la maggiore. Ho deciso! Lo faccio anch’io. E poi Sempronio l’ha fatto, quindi..”.  Per carità l’isolamento non ha cambiato le cose da questo punto di vista. Anzi, per certi versi, penso che le abbia addirittura peggiorante. Nei momenti di noia, come ci sarebbero in qualsiasi altra giornata, faccio zapping sulle storie Instagram e credimi quando ti dico che mi sembra di vedere sempre la stessa storia, a ripetizione, ma con soggetti diversi e con sempre più “alte aspettative” da parte degli individui che la pubblicano.

Ti dirò, per me questo è un periodo positivo. Ho ricominciato a fare un sacco di cose che amo fare, alle quali prima non riuscivo a dare il giusto tempo. Leggo, mi alleno, cucino, mi concedo del tempo per riflettere sulle mie scelte e, cosa più importante, cerco di capire dove sono e dove voglio o vale la pena arrivare. La televisione continuo a guardarla poco. Io racconto la mia di esperienza. È uno dei peggior periodi mai vissuti, lo so. Una tragedia per l’umanità, per l’economia e per la società, tutta. Ma mi ostino a vedere il lato positivo di tutta questa situazione. Perché tutto dipende dal punto di vista dell’osservatore. Tutto sta in come una cosa la guardi, non basta vederla.

Non tutti comprendono la fortuna, nella sfortuna, che stiamo vivendo in questo periodo storico. Quasi nessuno gode della propria compagnia. Forse c’è chi ha paura di sé stesso, dei propri pensieri, dei propri interessi. Rimanere da soli significherebbe prenderne coscienza. Non tutti sono pronti.

  • : Lecce
  • : 26
  • : Addetto coordinatore cabina di regia

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