Qui Ràcale; tredicesimo giorno

Dopo due settimane di quarantena faccio fatica a scandire una domanda semplice e banale ai miei amici, colleghi e conoscenti nonostante utilizzi uno smartphone. È una domanda che viene rivolta come un rituale di saluto o una forma di cortesia alla quale si risponde spesso con un “bene, grazie” – nella maggior parte dei casi – o con un “non mi posso lamentare” oppure con altre frasi di circostanza.

“Come stai?” è la domanda chiave che apre la porta del dialogo, lo sappiamo tutti, quindi ho cominciato a chiedermi: come vuoi che stia una persona dopo tredici giorni rinchiusa in casa, privata delle sue libertà quotidiane, spogliata da abitudini che prima riempivano il giorno? Perciò scrivo altre parole, compongo frasi che possano sostituire quella domanda ma alla fine il significato è sempre quello; il gioco, però, sembra funzionare.

Tredici giorni dopo non sembra più funzionare quel coro di voci che – ad inizio quarantena – con perentoria naturalezza si sollevavano da più parti manifestando sentimenti di speranza, infondendo coraggio e forza alla popolazione. Forse anch’esse hanno intuito la gravità della situazione e si sono affievolite.

Così qualcuno ci sta già rinunciando perché semplice, questa quarantena, non lo è per niente. E allora si fanno avanti gli incubi e i sogni strani, si presenta l’angoscia che ti pervade e una cupa malinconia che s’impossessa impregnando lo spazio che vivi, che respiri. Le bollette da pagare, le spese da sostenere, le tasse, gli alimenti da acquistare. “Chissà come faremo” si chiede qualcuno.

Ce la faremo, in un modo o nell’altro, ce la faremo. Giovani e giovanissimi che leggete, continuiamo a lanciarli noi i messaggi di speranza e sorridiamo ancora di più se condividiamo casa con genitori o nonni. Proteggiamoli. Anche a distanza se siamo lontani da loro. Scherziamo, accarezziamoli, coccoliamoli. La sfida è quella di resistere con perseveranza e caparbietà altrimenti è la fine.

Sono un blogger e collaboro per una testata giornalistica online iper-locale (piazzasalento.it). Le difficoltà più toste le ho incontrate durante i primi giorni quando, in maniera virulenta e sfacciata, cominciavano a girare avvisi che davano alcune persone del mio paese (e dei paesi vicini) positive al COVID-19 (o in quarantena forzata). Tanta difficoltà nel non poter capire la fondatezza di quelle informazioni nell’immediato e dunque si ripeteva la solita “via Crucis” con telefonate e messaggi ai volontari della Protezione civile, agli uomini e alle donne della Polizia municipale e agli Amministratori. La gente non finirà mai di stupirmi, anche in casi come questi ci sarà sempre qualcuno che rivelerà la sua meschinità.

La quarantena forzata ha cambiato alcune cose (ha spezzato un ritmo, ha rafforzato le difficoltà economiche, ha slegato sintonie e cancellato, momentaneamente, gesti fisici ovvi ma di gran valore, ha aggiunto preoccupazioni e dubbi per il futuro), vero, ma io voglio essere più forte e quindi ho deciso di sorriderle.

  • : Racale (LE) / Italia
  • : 27 anni
  • : blogger

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